Quando l’atleta si allena bene ma in gara cambia tutto: il ruolo della mente nella prestazione sportiva

 

Quando l’atleta si allena bene ma in gara cambia tutto: il ruolo della mente nella prestazione sportiva

Quando l’atleta si allena bene ma in gara cambia tutto: il ruolo della mente nella prestazione sportiva


C’è una situazione che molti genitori e allenatori conoscono bene.

Il giovane atleta si allena con continuità. Durante gli allenamenti esegue correttamente quello che gli viene richiesto, mostra capacità, impegno e, in alcuni casi, anche ottimi risultati.

Poi arriva la gara.

E sembra quasi di avere davanti un altro atleta.

Gli errori aumentano.
La concentrazione diminuisce.
La tensione cresce.
La paura di sbagliare prende spazio.
Un errore può condizionare tutto ciò che viene dopo.

E spesso arriva la domanda:

“Ma perché in allenamento lo fa e in gara no?”

La risposta non è necessariamente tecnica.

A volte il problema non è ciò che l'atleta sa fare, ma la sua capacità di accedere a quelle competenze quando aumenta la pressione competitiva.


Allenamento e gara non sono la stessa cosa

Durante un allenamento l'atleta può sentirsi più libero di sperimentare.

  • Sa che può sbagliare.
  • Ha la possibilità di riprovare.

L'ambiente è conosciuto e il risultato della singola azione non ha lo stesso peso che può avere durante una competizione.

In gara, invece, entrano in gioco altri elementi:

  • aspettative;
  • paura del giudizio;
  • desiderio di fare bene;
  • timore di deludere;
  • confronto con gli avversari;
  • conseguenze percepite di un errore;
  • pressione personale e, talvolta, familiare.

È proprio in questo contesto che la componente mentale può diventare determinante.

Non perché la mente debba “eliminare” emozioni come ansia, paura o tensione.

Al contrario.

L'obiettivo è imparare a riconoscerle e gestirle, continuando a esprimere le proprie capacità anche quando la gara si fa difficile.


L'errore non deve diventare un problema più grande dell'errore stesso

Uno degli aspetti più interessanti da osservare è ciò che succede dopo un errore.

Un errore tecnico può durare pochi secondi.

Ma il pensiero che lo accompagna può durare molto di più.

  • “Ho sbagliato.”
  • “Adesso andrà tutto male.”
  • “Non posso permettermi un altro errore.”
  • “L'allenatore sarà arrabbiato.”
  • “Ho deluso i miei genitori.”

Da quel momento l'atleta rischia di non essere più completamente concentrato su ciò che sta facendo.

La sua attenzione si sposta dall'azione presente a ciò che è appena successo o a ciò che potrebbe succedere.

E una gara può diventare una sequenza di pensieri, invece che una sequenza di azioni.

Per questo uno degli obiettivi dell'allenamento mentale è anche imparare a tornare al presente dopo un errore.

  • Non cancellandolo.
  • Non fingendo che non sia successo.

Ma evitando che un singolo episodio determini tutto ciò che viene dopo.


Cosa può fare concretamente un giovane atleta?

La preparazione mentale, quando viene affrontata in modo serio, non dovrebbe limitarsi a generiche frasi motivazionali.

Deve partire dalla situazione concreta dell'atleta.

  • Cosa succede prima della gara?
  • Cosa pensa?
  • Come percepisce la pressione?
  • Quando comincia a perdere concentrazione?
  • Come reagisce a un errore?
  • Cosa si dice mentalmente?
  • Quali comportamenti mette in atto?

E soprattutto:

cosa cambia rispetto a quando si allena?

Da queste risposte è possibile individuare alcuni ambiti sui quali lavorare.


Gestione dell'ansia e della tensione

L'obiettivo non è necessariamente “non essere agitati”.

Un certo livello di attivazione può essere normale prima di una competizione.

Il lavoro consiste piuttosto nell'imparare a riconoscere quello stato e utilizzare strumenti che aiutino l'atleta a non esserne sopraffatto.


Concentrazione

Durante una gara possono esserci moltissime distrazioni.

Imparare a riportare l'attenzione su ciò che è realmente controllabile può diventare una competenza importante.


Dialogo interiore

Il modo in cui l'atleta parla a se stesso può influenzare il modo in cui affronta una situazione difficile.

Lavorare sul dialogo interiore significa imparare a riconoscere alcuni pensieri automatici e costruire modalità più funzionali per affrontare la competizione.


Gestione dell'errore

L'errore non può essere eliminato.

Può però essere allenato il modo in cui si reagisce ad esso.

Un atleta può imparare a riconoscere l'errore, lasciarlo andare e riportare rapidamente l'attenzione sull'azione successiva.


Routine pre-gara

Avere una sequenza di comportamenti e strumenti mentali da utilizzare prima della competizione può aiutare l'atleta ad arrivare alla gara con maggiore consapevolezza.

Non una formula magica.

Una routine personale, costruita sulle sue esigenze.


Anche genitori e allenatori hanno un ruolo

Quando parliamo di giovani atleti, non possiamo considerare soltanto ciò che accade nella loro testa.

Attorno a loro c'è un ambiente.

  • Ci sono genitori.
  • Ci sono allenatori.
  • Ci sono aspettative, comunicazioni, feedback e reazioni.

E anche questi elementi possono influenzare il modo in cui il ragazzo vive la competizione.

Per un genitore, ad esempio, può essere spontaneo concentrarsi sul risultato:

  • “Com'è andata?”
  • “Hai vinto?”
  • “Perché hai fatto quell'errore?”

Ma il giovane atleta potrebbe avere bisogno di qualcosa di diverso.

Potrebbe avere bisogno di sentire che il suo valore non dipende dal risultato della gara.

Per l'allenatore, invece, può essere importante imparare a distinguere un problema tecnico da una difficoltà legata alla gestione della pressione.

Questo non significa trasformare genitori e allenatori in psicologi.

Significa aumentare la consapevolezza del loro ruolo all'interno dell'esperienza sportiva del giovane.


Non serve diventare un atleta diverso

Questo è forse il punto più importante.

Quando un ragazzo rende meno in gara rispetto all'allenamento, la prima reazione può essere quella di pensare che debba allenarsi ancora di più.

A volte è certamente necessario lavorare sulla tecnica.

Ma non sempre è la risposta.

Se una competenza è già presente in allenamento, potrebbe essere utile chiedersi:

“Cosa impedisce all'atleta di utilizzarla quando aumenta la pressione?”

La risposta può aprire una strada di lavoro completamente diversa.

Non si tratta di costruire un atleta perfetto.

E nemmeno di eliminare ogni errore.

Si tratta di aiutare il giovane a sviluppare una maggiore consapevolezza dei propri processi mentali e a costruire strumenti che possa utilizzare autonomamente.


A ottobre nasce il Percorso Focus Gara

Proprio da queste situazioni nasce il Percorso Focus Gara, un percorso individuale di tre settimane dedicato a giovani atleti che fanno fatica a trasferire in competizione ciò che riescono a fare durante l'allenamento.

Il percorso prevede 3 sessioni individuali, una a settimana, accompagnate da esercizi e materiali personalizzati.

Il lavoro viene organizzato in tre fasi.

1. Capire

Si parte dalla situazione reale dell'atleta.

Quando emerge la difficoltà?
Cosa succede prima?
Quali pensieri compaiono?
Come reagisce all'errore?
Cosa cambia rispetto all'allenamento?

2. Allenare

Una volta individuati i punti sui quali intervenire, vengono introdotti strumenti pratici.

A seconda della situazione si può lavorare su:

  • ansia e tensione;
  • concentrazione;
  • paura di sbagliare;
  • dialogo interiore;
  • gestione dell'errore;
  • fiducia;
  • respirazione;
  • visualizzazione;
  • routine mentali pre-gara.

3. Portare in gara

Il passaggio fondamentale è trasferire quanto appreso nella situazione competitiva.

Perché una strategia è davvero utile quando l'atleta riesce a utilizzarla nel momento in cui ne ha bisogno.


Perché soltanto 5 percorsi?

Il Percorso Focus Gara non è pensato come un prodotto standardizzato.

La scelta di seguire soltanto 5 atleti nel mese di ottobre nasce dalla volontà di mantenere un lavoro realmente personalizzato e di seguire direttamente ogni percorso.

Il programma comprende:

  • 3 sessioni individuali di circa 60 minuti;
  • analisi personalizzata della situazione;
  • esercizi tra le sessioni;
  • materiali di lavoro;
  • strumenti mentali personalizzati;
  • eventuale costruzione di una routine pre-gara;
  • supporto tra gli incontri tramite WhatsApp o email;
  • copia digitale del libro Gestione delle Emozioni nello Sport.

Il valore complessivo delle tre sessioni è di 507 euro.

Per i 5 percorsi disponibili a ottobre, il costo previsto è di 350 euro per l'intero percorso di tre settimane.

Prima di iniziare viene comunque effettuata una breve telefonata conoscitiva.

L'obiettivo è semplice: capire la situazione, raccogliere le informazioni necessarie e verificare se questo tipo di lavoro è realmente coerente con le esigenze dell'atleta.


Il punto non è vincere sempre

Lo sport insegna anche questo.

  • Non si può controllare tutto.
  • Non si può eliminare l'errore.
  • Non si può garantire una prestazione perfetta.

E probabilmente non dovrebbe essere questo l'obiettivo.

Un giovane atleta può invece imparare a conoscersi meglio, a gestire la pressione, a reagire dopo un errore e a rimanere concentrato su ciò che può controllare.

Perché allenare la mente non significa cercare di non provare emozioni.

Significa imparare a competere anche quando quelle emozioni arrivano.

E, soprattutto, significa aiutare il ragazzo a costruire strumenti che possa portare con sé dentro e fuori dal campo.



Vuoi capire se il Percorso Focus Gara può essere adatto?

Se sei un genitore o un allenatore e riconosci nel tuo giovane atleta la situazione descritta in questo articolo, per ottobre sono disponibili 5 percorsi individuali.

Il primo passo è una breve telefonata conoscitiva, senza impegno.

Per richiedere informazioni, scrivi su WhatsApp: “OTTOBRE”

📲 392 27 32 911

Raccontami brevemente cosa sta succedendo e valuteremo insieme quale può essere il percorso più adatto.

Perché a volte il talento, la tecnica e l'impegno ci sono già.
La vera sfida è riuscire a portarli in gara quando conta davvero.

Giancarlo Fornei



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